La popolazione italiana è destinata ad invecchiare

Viviamo in un momento storico in cui non possiamo più permetterci di sbagliare con i nostri risparmi.

Il nostro è il paese più vecchio d’Europa e vedrà milioni di persone invecchiare senza soldi. La demografia ci sta distruggendo! 

Oggi la popolazione di over-60 aumenta di circa due milioni l’anno, quasi il doppio rispetto all’incremento osservato alla fine degli anni ’90 e agli inizi del 2000. Allo stesso tempo, nei prossimi decenni il numero di persone in età lavorativa primaria (20-59) continuerà a calare di anno in anno, considerato che la popolazione in età attiva che va a sostituire la generazione del “baby boom” è molto meno numerosa.

Quindi a causa dell’invecchiamento e della scarsa natalità in Italia si è invertita la curva tra gli under 30 e gli over 60 alla fine dell’anno scorso, ovvero ci sono più ultra sessantenni che under trentenni.

L’aspettativa di vita in Italia ha raggiunto gli 83,4 anni (81 anni gli uomini, 85,6 le donne) nel 2016, quasi 2 anni e mezzo in più rispetto alla media europea (81 anni). 

Da non sottovalutare il “gender pay gap” (differenza salariale fra uomini e donne) che porta a far percepire una pensione inferiorein media del 36% rispetto agli uomini. A causa della più elevata aspettativa di vita delle donne rispetto agli uomini, nella maggior parte degli Stati membri le pensioni delle donne sono maggiormente influenzate  dalla situazione demografica attuale e prospettica.

Il progressivo invecchiamento della popolazione nell’arco dei prossimi trenta /cinquant’anni complicherà significativamente la sfida di fornire un reddito adeguato nel periodo post lavorativo.

Chi pagherà i contributi e servizi assistenziali? Vi invito a riflettere.

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Il nostro sistema pensionistico, per chi se lo fosse fatto sfuggire, è “ripartizione”, non “capitalizzazione”. Senza entrare nei tecnicismi, cosa significa questo? Per i dipendenti ottenere una pensione pari al 60-70% dell’ultimo stipendio, mentre per gli autonomi l’asticella si fermerà al 40-50%. Siamo disposti a queste rinunce dopo anni di sacrifici?

La maggioranza della popolazione tra i 20 e i 35 anni è consapevole del fatto che l’assegno pubblico non sarà sufficiente una volta che finirà l’età lavorativa, eppure pochissimi giovani cercano una soluzione a questo.

Diventerà vitale quindi un’integrazione al reddito pensionistico. Al giorno d’oggi, da una parte, i giovani si trovano di fronte a situazioni e scelte finanziarie sempre più impegnative di quelle vissute dai loro genitori, dall’altra, gli adulti sono un pubblico frammentato, eterogeneo, non localizzato. Hanno poco tempo ed urgenze che portano ad effettuare scelte economiche in modo sbrigativo o poco approfondito e scelgono quindi prodotti e servizi in modo spesso inconsapevole.

Le cose buone capitano solo se pianificate, le cose cattive capitano da sole. Se non prendiamo una decisione, il tempo lo farà per noi, e perderemo la nostra opportunità. Riusciamo a decidere ora?

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Prima cominci a investire, più tempo avrà l’effetto capitalizzazione per dare i suoi frutti. La tabella in basso mostra cosa succederebbe investendo €100 al mese per 40 anni, ipotizzando un tasso di crescita annuo del 5%.

Io darò tutto il mio sapere a chi è intenzionato seriamente a sbloccare la propria esperienza con il proprio risparmio e con gli investimenti per portarla ad un livello completamente nuovo e diverso.

In qualche modo chi non investe fa una scelta ben precisa. Si butta via una parte non indifferente del denaro che con fatica ha guadagnato.

Ad meliora et maiora semper!

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