Amore e odio per la mia pensione

 

È dalla riforma Amato del 1992 che lo Stato per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale ha iniziato una fase di contrazione con tagli alla spesa e l’entrata in vigore di requisiti più stringenti. Sono passati 27 anni e la pensione viene ancora vista come un’eventualità tanto lontana quanto ineluttabile che non vale la pena nemmeno di comprendere. Il rischio, in parole povere, è quello di andare in pensione sempre più tardi e per di più con un assegno sempre più misero. A questo punto dunque sembra opportuno correre ai ripari.

Più del 60% della nostra vita, del nostro tempo è dedicato ad un lavoro (che non sempre è la professione dei nostri sogni). Affidiamo il nostro futuro, i nostri sogni, il nostro tenore di vita, la nostra anzianità ad un sistema pensionistico senza copertura patrimoniale. Cosa significa questo?

Per i dipendenti ottenere una pensione pari al 60-70% dell’ultimo stipendio, mentre per gli autonomi l’asticella si fermerà al 40-50%.

Siamo disposti a queste rinunce dopo anni di sacrifici?

Per molti lavoratori il tasso di sostituzione della pensione rispetto all’ultimo stipendio sarà in molti casi inferiore al 70%.

La maggioranza della popolazione tra i 20 e i 35 anni è consapevole del fatto che l’assegno pubblico non sarà sufficiente una volta che finirà l’età lavorativa, eppure pochissimi giovani cercano una soluzione a questo. Diventerà vitale quindi un’integrazione al reddito pensionistico. Al giorno d’oggi, da una parte, i giovani si trovano di fronte a situazioni e scelte finanziarie sempre più impegnative di quelle vissute dai loro genitori. Dall’altra, gli adulti sono un pubblico frammentato, eterogeno, non localizzato. Hanno poco tempo ed urgenze che portano ad effettuare scelte economiche in modo sbrigativo o poco approfondito e scelgono quindi prodotti e servizi in modo spesso inconsapevole.

Inoltre, se siamo anche propensi a percepire l’economia e la finanza come materie tecniche e un po’ noiose, ecco che diventa cruciale migliorare la propria cultura finanziaria, con il supporto di un professionista, specie in un contesto dove l’incertezza per la pensione pubblica è crescente.

Resta il fatto che delle nostre finanze dovremmo occuparci meglio e di più, soprattutto considerato che lo stato sociale è in via di estinzione e gli unici artefici del nostro benessere futuro siamo noi.

In qualche modo chi non investe fa una scelta ben precisa. Si butta via una parte non indifferente del denaro che con fatica ha guadagnato.

Io darò tutto il mio sapere a chi è intenzionato seriamente a sbloccare la propria esperienza negativa con le banche e portarla ad un livello completamente nuovo e diverso.

Ad meliora et maiora semper!

 

Vuoi saperne di più? 

 

 

 

 

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