OGGI PARLEREMO DEL QUINTO FATTORE, LE TASSE

Investire i nostri risparmi: un’azione concreta, controllabile e sicura?

Questo è il titolo del primo articolo (link) che ci guiderà in un percorso nel capire i fattori più importanti da tenere in considerazione prima di effettuare un investimento.

Quali sono questi fattori?

  1. Quanto risparmi
  2. La durata dell’investimento
  3. L’asset allocaton
  4. I costi
  5. Le tasse
  6. Il rendimento

Oggi parleremo del QUINTO fattore, le TASSE

 

Quanto paghiamo di tasse? Come sono tassati gli interessi e/o le plusvalenze sui titoli? Come si calcolano queste tasse? Se ho delle minusvalenze come faccio a compensarle per pagare meno tasse?

La componente fiscale di uno strumento finanziario riveste un ruolo molto importante per l’investitore consapevole che vuole evitare spiacevoli sorprese.

Da un punto di vista molto generale, in Italia la tassazione delle rendite finanziarie è caratterizzata da un’imposta proporzionale e non progressiva. Vale a dire che l’aliquota è costante, qualunque sia l’imponibile.

Ma cosa sono le rendite finanziarie? Le rendite finanziarie sono i frutti che derivano dall’investimento dei tuoi soldi in strumenti finanziari, come, ad esempio, le azioni, le obbligazioni, i fondi comuni di investimento, le polizze vita e gli ETF .

La tassazione delle rendite finanziarie è stata oggetto di riordino nel nostro paese, che sin dal 2012 ha iniziato ad aumentare il prelievo, al fine di risanare i conti pubblici e ufficialmente anche per disincentivare il ricorso all’investimento speculativo, cercando di spronare i capitali all’impiego in forme ritenute più produttive. L’ultimo intervento è entrato in vigore nel luglio del 2014, quando il governo Renzi ha innalzato al 26% la tassazione su quasi tutte le rendite di natura finanziaria, ad eccezione dei titoli di stato, che restano oggetto di un’aliquota al 12,50%.

I guadagni di natura finanziaria possono essere distinti in due grandi famiglie: redditi da capitale e redditi diversi

I redditi da capitale (art. 44) sono tutti quelli derivanti dall’impiego di capitale i quali, passivamente, danno diritto a una prestazione certa, come ad esempio dividendi azionari o cedole obbligazionarie. La certezza non deriva dalla conoscenza a priori dell’ammontare della cedola o dividendo, ma dal fatto che il diritto sia implicito nello strumento che si acquista. Per esempio, la cedola legata ad un tasso di interesse, per quanto incerta e variabile, è comunque un diritto intrinseco del titolo obbligazionario.

Per redditi diversi si intendono quei redditi cosiddetti residuali (artt.67-71 del T.U.I.R), cioè una categoria molto ampia, che include sia la compravendita degli strumenti finanziari sia quella di immobili, sia indennizzi sui mandati assicurativi e altri casi piuttosto limitati. In questo caso, vengono generate plus e minusvalenze compensabili.

Comprare e successivamente vendere a un prezzo più alto un titolo azionario o obbligazionario, comporterà la generazione di capital gain, eventualmente compensabile con minusvalenze pregresse.

Al contrario, i dividendi azionari o le cedole di un obbligazione non generano capital gain e, essendo tassati immediatamente, non possono generare crediti / debiti da compensare con altri debiti /crediti pregressi. Per questa ragione è fondamentale ricordarsi che i redditi da capitale non sono mai compensabili con i redditi diversi.  Riguardo alla tassazione fiscale degli ETF o dei Fondi (SICAV), l’investimento genera di solito un provento composto sia da reddito da capitale (delta NAV) che da un reddito diverso (capaital gain/loss). La normativa fiscale consente di compensare redditi diversi con redditi diversi mentre non consente di compensare redditi diversi con redditi di capitale per cui non è possibile la compensazione delle perdite (minusvalenze) pregresse su azioni con i redditi di capitale appena realizzati con gli ETF o Fondi. Compensare minusvalenze e plusvalenze significa semplicemente che sui guadagni, su un importo pari alle minusvalenze, non paghi tasse!

Stai attendo che puoi compensare solo le minusvalenze pregresse. Questo significa che se realizzi prima un guadagno e successivamente una perdita non puoi fare il “giochino” della compensazione! Inoltre, hai un tempo limite di 4 anni per generare una plusvalenza. Trascorso tale termine, la minusvalenza pregressa non sarà più presente nel tuo zainetto fiscale!

Il paradosso più evidente sulla fiscalità degli strumenti finanziari è rappresentata, in alcuni casi, dall’impossibilità di compensare plusvalenze e minusvalenze anche quando generate dallo stesso strumento finanziario! Per esempio se ottengo dei guadagni in un ETF A e  delle perdite in un ETF B esse non potranno essere compensate. Questo perchè il fisco dice che le plusvalenze sono redditi da capitale invece le minusvalenze sono redditi diversi

Ormai ti è chiaro, essendo di natura diversa pur trattandosi di perdite e guadagni derivanti dallo stesso strumento non posso essere compensate tra loro!

Per fortuna c’è una soluzione!

Minusvalenze: ecco gli strumenti per compensarle

Ipotizziamo di aver venduto un fondo d’investimento ottenendo una perdita. Come potrò compensare questa minusvalenza?

Come puoi vedere dalla tabella, l’unico modo per compensare le minusvalenze con le plusvalenze è avere in portafoglio obbligazioni, azioni, certificates e derivati in regime di risparmio amministrato oppure sottoscrivere una gestione patrimoniale specializzata in titoli. È arrivato il momento di pensare (anche) ad utilizzare correttamente le minusvalenze eventualmente accumulate negli anni passati. Le minusvalenze sono utilizzabili, nei casi previsti dalla normativa fiscale, per compensare le plusvalenze ottenute nei quattro anni successivi; quest’ anno “scadono” le minusvalenze realizzate nel 2014 ed è bene iniziare a pensarci con un po’ di anticipo per impostare una corretta strategia fiscale.

Hai una minusvalenza che scade quest’anno (maturata nel 2014)? In questa situazione potrebbe essere opportuno valutare di vendere un titolo che si trova in guadagno approfittando dello sconto fiscale che sta per scadere.

Hai intenzione di liquidare un portafoglio titoli perché ti serve liquidità? Fai attenzione a liquidare sempre prima le posizioni in perdita e dopo quelle in utile. Se la minusvalenza è realizzata successivamente, non può essere utilizzata. Può sembrare un consiglio banale, ma garantisco che viene disatteso molto spesso.

Un ultimo consiglio riguarda il Conferimento in gestione. Quando si possiedono fondi comuni in guadagno (redditi da capitale) e fondi comuni in perdita (redditi diversi) che tra loro non possono essere compensati esiste la strada del conferimento dei titoli all’interno di una gestione patrimoniale. Nel regime del risparmio gestito, infatti, possono essere compensate le due diverse tipologie di reddito, andando a pagare soltanto sull’effettivo utile complessivo delle varie posizioni, qualora presente.

 

Questo TERZO fattore è controllabile e misurabile?

 

Il mio ruolo è di fornire risposte semplici e chiare ai molti dubbi in materia, offrendo un valido supporto per intervenire in maniera tempestiva ed entro i termini di legge, per pianificare i vostri patrimoni e per raggiungere i vostri obiettivi di vita

 

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