Passare dal problema alla soluzione

Passare dal problema alla soluzione

 

Il sistema pensionistico italiano continua a mostrare delle criticità. Il monito arriva dalla nona edizione del Mercer Melbourne Global Pension Index (per il link clicca qui), che piazza il nostro Paese all’ultimo posto (16,4 punti) tra le 30 nazioni monitorate relativamente alla variabile sostenibilità. L’indagine è condotta da Mercer e dall’Australian centre for financial studies

 


In tabella vengono mostrati i tre parametri di valutazione per i diversi sistemi pensionistici.


 

La sostenibilità prende in considerazione la demografia di un paese, gli asset del sistema pensionistico, i contributi ma anche il debito pubblico e la crescita economica: temi che complessivamente rappresentano un seccatura per il sistema Italia e che tirano in ballo il delicato tema dell’equità tra vecchi e giovani.

Sono infatti i giovani i più a rischio in prospettiva. 

Il problema della sostenibilità è una questione di sistema, ma solleva anche con prepotenza i potenziali squilibri generazionali. Con una popolazione che invecchia  è fondamentale che aumenti la ricchezza prodotta e la base di popolazione attiva occupata tra i giovani anche con l’obiettivo di aumentare gli altri pilastri, oltre a quello pubblico. 

Per tutto ciò è fondamentale la capacità individuale di compiere scelte coerenti per il proprio futuro. Si legge nel report come 3 dei 5 fattori che determinano il nostro percorso previdenziale sono in capo e sotto la responsabilità agli individui e non al contesto.

Inoltre, l’indagine valuta i sistemi previdenziali anche in base all’adeguatezza (livello prestazioni erogate) e all’integrità (normativa e governance del rischio pensionistico). Complessivamente l’Italia si colloca al ventesimo posto della classifica generale (con un punteggio pari a 50,8 punti indice), nello stesso gruppo con Francia, Stati Uniti e Austria. Si tratta di sistemi che evidenziano rischi, ma hanno anche caratteristiche valide.

Rispetto agli altri paesi siamo ancora in ritardo sulla previdenza complementare e individuale, dipendendo troppo da quella pubblica. La ricerca evidenzia come l’elevato indebitamento potrebbe, in caso di default, compromettere anche la previdenza, mentre la crescita del Pil e dell’occupazione sono fattori che consentirebbero un miglioramento. 

È di questi giorni l’ennesima discussione sull’innalzamento dell’età pensionabile, un grande classico. Come sempre, due le scuole di pensiero: aumentare la spesa pubblica e non aumentare l’età pensionabile, e aumentare la spesa pubblica ed aumentare l’età pensionabile. 

Il nostro sistema pensionistico, per chi se lo fosse fatto sfuggire, è “ripartizione”, non “capitalizzazione

Senza entrare nei tecnicismi, cosa significa questo?

Per i dipendenti ottenere una pensione pari al 60-70% dell’ultimo stipendio, mentre per gli autonomi l’asticella si fermerà al 40-50%.

Siamo disposti a queste rinunce dopo anni di sacrifici?

Se domattina non venissero versati più soldi nelle casse dell’INPS, questa, dopo un po’, non sarebbe in grado di ripagare i suoi vecchi investitori  cioè i pensionati, i nostri nonni. Quando Boeri dice “pensioni a 70 anni o saltano i conti”, parla dei conti dell’INPS

Ma come abbiamo fatto ad arrivare ad avere 6 miliardi di rosso (il bilancio)? La risposta è semplice: il sistema pensionistico Italiano non ha funzionato.

Perché nessuno nel dibattito politico sembra voler superare il monopolio dell’INPS, e passare ad un sistema pensionistico privato, come quello cileno  i cui enormi vantaggi sono spiegati in questo post?

il sistema pensionistico Cileno è detto “a capitalizzazione individuale”. Questo termine indica un processo molto semplice: significa infatti, che lo Stato rinuncia a prendersi carico del sistema pensionistico.

All’Italia serve un sistema libero, dove i cittadini possano decidere come e dove investire i loro soldi liberamente.

Dal 2007 i fondi pensione hanno battuto il Tfr

Sono passati dieci anni da quando milioni di lavoratori sono stati chiamati a scegliere dove destinare il proprio Tfr, durante il “semestre del silenzio assenso” che terminava il 30 giugno 2007. All’epoca, di fronte al bivio di mantenere il Tfr in azienda o destinarlo al fondo pensione, la maggioranza dei lavoratori aveva deciso di non percorrere la strada della previdenza integrativa. 

Ad analizzare i rendimenti offerti dai comparti dei fondi esistenti al 30 giugno 2007, la gran parte degli aderenti può ritenersi per ora soddisfatto: i rendimenti medi nell’ultimo decennio dalle diverse tipologie di fondi sono stati superiori alla rivalutazione del Tfr che è stata pari al 24,83% al netto delle tasse (28,25% al lordo). Nello stesso periodo i comparti azionari e bilanciati hanno conseguito un rendimento medio rispettivamente pari al 41,3% e 44,2%, le linee obbligazione del 40,8%, mentre i comparti garantiti hanno evidenziato un rendimento medio del 28,49%. Ed è soprattutto tra i comparti di quest’ultima categoria che è possibile individuare i fondi che hanno reso meno del Tfr (vedi grafico a lato). 

La discesa dell’inflazione negli ultimi anni non ha aiutato il Tfr lasciato in azienda che si rivaluta per un tasso pari al 75% dell’indice del carovita più l’1,5%. Nei fondi pensione, invece, il rendimento del montante accumulato dipende dall’andamento dei mercati finanziari.

Tra le linee azionarie e bilanciate hanno tratto il maggior beneficio sono quelle che hanno investito una parte significativa del portafoglio sulla Borsa statunitense: pur considerando il crollo del 50% subito da giugno 2007 a marzo 2009, l’indice S&P500 nel decennio ha messo a segno una performance complessiva in euro pari al 137% comprensivo dei dividendi. I listini dell’area euro, invece, hanno guadagnato nello stesso arco temporale solo il 25%. Sul fronte obbligazionario, invece, i titoli di Stato dell’Eurozona hanno reso in media tra il 27 ed il 67% a seconda della duration considerata (1-3 anni 27%, 3-5 anni 48%, 5-7 anni 67%).  

 

Le cose buone capitano solo se pianificate, le cose cattive capitano da sole.

Se non prendiamo una decisione, il tempo lo farà per noi, e perderemo la nostra opportunità. Riusciamo a decidere ora?

 

Il mio ruolo è di fornire risposte semplici e chiare ai molti dubbi in materia, offrendo un valido supporto per intervenire in maniera tempestiva ed entro i termini di legge, per pianificare il proprio patrimonio per raggiungere i propri obiettivi di vita.

Vuoi saperne di più?

 

 

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